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Coordinate latitudine e longitudine
La presenza di questi dati su una zine indica, e visualizza tramite link, il luogo unico degli avvenimenti proposti o la destinazione finale in un pellegrinaggio.

Titoli di viaggi, interessi ed argomenti sparsi. Nessun argomento indiano.

On the road photography, se non è appannaggio esclusivo degli ingegneri dell’ANAS.

Prima parte di un viaggio stradale negli US: Nevada, Arizona, Utah, New Mexico.

Immagini che sembrano autocostruirsi da un deposito dall’immaginario USA. D’altra parte un posto alternativo con quel tipo di luce e quella congerie di soggetti tutti adatti dove lo potete trovare?

Parte I
Nevada, Arizona, Utah, New Mexico.
Las Vegas, Route 66, Grand Canyon National Park, Tuba City, Elephant Feet, Kayenta, Monument Valley, Bluff, Santa Fe, Madrid, Albuquerque.

Seconda parte di un viaggio stradale negli US: New Mexico, Arizona, Nevada.

Molti elementi popolari di un viaggio stradale in US sono presenti in queste immagini. Un diario fotografico in una delle zone paesaggisticamente uniche del nord america. L’estate calda di deserti e canyons. Un pizzico di indiani, iconizzati. La luce, i colori e i soggetti del south-west. Grandi spazi con cielo terso, o nuvole ben scandite.

Parte II
New Mexico, Arizona, Nevada.
White Sands National Park, Las Cruces, Truth or Consequences, Socorro, Springerville, Phoenix, Sedona, Jerome, Flagstaff, Navajo Bridge, Las Vegas.

40°3’46.93”N, 19°47’40.90”E
L’Albania era da poco praticabile, sdoganata perfino da un mensile francese per appassionati di camper, ben pochi come abbiamo scoperto in quel luglio. L’Albania è solo dall’altra parte della costa italiana. Porto Palermo è un nome dato da italiani. È stato necessario dedicare un ricordo per immagini a quel luogo per come era in quel momento.

26°15’21.2”N, 81°47’8.3”W
Spesso le occasioni congiurano e si coagulano in necessità. Cartworks…è un racconto fantastico di omini e macchinine che resteranno per sempre congelati in fotografie colorate e un po’ fuzzy su un eterno sfondo stellare cortesemente fornito da © STScI. Naples, FL, US.

26° 8' 30.14" N, 81° 47' 46.15" W

Cars on Fifth, 02.11.2012, Naples, FL, US. Le auto indossano molto disegno, dal profilo generale giù fino ai dettagli più curati. Nelle nuove versioni vengono spesso citati in modo ereditario elementi di disegno dei precedenti modelli. Negli US i marchi di un brand, una linea, un modello sono spesso stati personalizzati in passato. I proprietari di una Chevrolet Corvette conoscono perfettamente il modello e il logo che la caratterizza. Seduti su eleganti sedie pieghevoli estratte dal baule della loro auto in mostra, sono orgogliosamente in grado di indicare nel logo della vettura il fascino degli elementi di disegno originale differenziandoli nei piccoli dettagli che raccontano il passaggio del tempo e le novità tecniche di quello specifico modello.

46°2'34.37"N, 9°17'55.14"E
Passano le sei di un pomeriggio di luglio. Cala la pressione del sole e della temperatura, almeno sul centro lago del Lario. Bambini e adulti si riprendono sguazzando e chiacchierando nel Centro Velico di Bellano, LC, Italia.

45°52’25.54”N, 9°24’51.43”E
È stato il primo festival autogestito, free, italiano. Anche in questo caso una serie di occasioni si sono coagulate. Erano tutte occasioni molto giovani, come si vede chiaramente nelle immagini.

Il mondo dell’ayurveda nella clinica SNA di Thrissur, Kerala, India, visto nel volto di una paziente nel periodo di trattamento e in quelli dei terapisti che ci lavorano ogni giorno.

10°31’39.97”N, 76°12’22.09”E
Room #115 è una stanza di una clinica ayurvedica in Kerala, India. L’ospite della 115 è stata fotografata sin dal primo giorno di trattamenti con cadenza mattino prima delle nove e sera verso le cinque. I medici ayurvedici, e non solo, hanno una risposta della salute, del miglioramento del paziente tramite diverse osservazioni e la radiosità della pelle è una di queste. Cambiamenti ben difficili da vedere, troppe sono le variabili di aggiustamento tecnico nelle fotografie a partire dalla luce sul soggetto. Inoltre il soggetto diventa sempre meno oggettivo, prende sempre più coscienza delle propria immagine archiviando l’intento vagamente scientifico dietro trucco, pettinatura e atteggiamento.

10°31’39.97”N, 76°12’22.09”E
In questa zine sono ambientati in un collage elettronico il personale tecnico ed i terapisti della clinica ayurvedic SNA di Thrissur, Kerala, India.

Nella Pentalogia Inutili raccolgo immagini che sono per me un divertimento da sempre. L'occasione visuale estetica di far nascere relazioni tra cose, persone, paesaggio. In alcuni casi fuori un effetto che chiamo found comedy, come in questa immagine con due sedie.

È una foto che racconta qualcosa?
Sempre, ma cosa?

Probabilmente si cucina nella nostra mente qualcosa di comune in tutti noi: una relazione. Da qui la mente spazia, diversamente in ognuno di noi, raccogliendo brandelli di materia prima adatti a fare senso. Quasi come aminoacidi, arrivano suggerimenti che vengono collegati, anche con una certa classe, da varie mani ora analitiche, ora predittive, oppure piene di sogni e, anche, dotate di saldatori psichedelici.

C’è un po’ di tutto: citazioni, citazioni interne, cortocircuiti, autoreferenzialità, umorismo, preteso umorismo, rebus. Una commemorazione della piacevole inutilità che ci travolge nel momento in cui abbiamo meno questioni pungenti sul tappeto.

Valerio Dehò, un critico, mi è sembrata la persona che più ha visto l’esito di questo processo. Ha scritto nel 2006:

… Ne risulta un lavoro che possiede una dose robusta di vita e di viaggio, ma le immagini riescono anche a dimostrare quanto il mezzo fotografico sia un prodotto della mente per altre menti. Personale, sociale, esotico, still life, paesaggio e un pizzico di glamour vengono agitati in questo cocktail perfetto perché non rivela mai gli ingredienti di base. Prima non c’era questo sapore e, in effetti, sarà una sorpresa per molti… il risultato forse è la complessità della vita, la quale spesso (o sempre) sfugge alla livrea del rigore e del conforme a. Questa è anche la libertà della fotografia, la sua erranza, la sua giovinezza e la sua non appartenenza ad alcuna ideologia, nemmeno a quelle che sulla storia costruiscono il proprio abito da cerimonia. E questa dolce anarchia… si apre a sfondi e significati che sono da interpretare.

… ma con molte scritte: commemorative, stradali, pubblicitarie, di indicazione…

… ma con persone e antropomorfizzazioni

… ma di aspetto religioso

… ma piuttosto architettoniche

… ma con persone e paesaggio

La semplice idea di queste graphic novels è accoppiare testi e fotografie che non hanno relazione fra di loro. Assumono così immediatamente la relazione fotografia-didascalia. È un’operazione che costruisce un terzo senso da aggiungersi a quelli separati della narrazione fotografica e del racconto del testo.

43° 40’33.59”N, 4°37'19.58” E
Fotografie: un brindisi dopo il funerale laico di un amico.
Testo: scritto anni prima in uno scambio di mail fra un uomo e una donna.

51°30’16.73”N, 0°5’39.62”W
Fotografie:Borough Market area, London, UK.
Testo: Alberta Bamonte ha raccolto il testo da una pila di fogli A4 all’interno della Menier Gallery dove fungeva da commento dell’autore ad una propria opera esposta. In questa giustapposizione in stile graphic novel il testo è utilizzato senza modifiche e accostato a immagini realizzate, poco dopo il suo ritrovamento, proprio fuori dalla Menier Gallery stessa.

Tempo fa Sarah_j mi ha inviato una lunghissima mail per mettermi al corrente, e in allarme, su una vasta area di insorgenti problemi etico-economici, ma anche matematici e di ingegneria bionica. Pare che un gruppo non identificato di cospiratori, ma Barack Obama viene estesamente incluso fra di loro, stia operando nel mondo in contrasto a certi avvertimenti che il Nuovo Testamento e i Vangeli cristiani hanno reso manifesti e ben comprensibili da tempo. Fortunatamente almeno Donald Trump sta agendo nella giusta direzione. Questi cospiratori sono comunque persone che non hanno colpa—suppongo siano cristianamente perdonabili—perché non usano la loro testa: sono solo burattini governati da un'entità non umana.

Ho pensato meglio raccontare queste cose con l'aiuto didattico di immagini. In forma di graphic novel, ad esempio.

Fotografie: soggetti vari, tutte realizzate in Kerala, India.
Testo: di argomento religioso, ricevuto per mail da sarah_j@co-online-schools.live

Questo tema raccoglie tutti i titoli con immagini realizzate in India. Le note riguardano le zines che non sono già state introdotte nelle raccolte Ayurveda, Pellegrinaggi, Reportage, Trilogia Market People, Trilogia On the Bus

—> Ayurveda
#26 Room #115
#33 During & Afterwards
—> Pellegrinaggi
#06 Jain. Shravana Belagola
#08 Kappad Girls
#19 Sri Ramanasramam
—> Reportage
#02 Ana. Elefanti da Cerimonia Fuori Servizio
#07 Sabarimala. Andare da Dio in India
#11 Vadakke Madhom
—> Trilogia Market People
#14 Market People #1
#16 Market People #2
#17 Market People #3
—> Trilogia On the Bus
#22 On the Bus N°1
#27 On the Bus N°2
#39 On the Bus N°3
—> Graphic Novels
#38 Did you know that Jesus spoke more about hell….

10°31'44.97''N, 76°15'46.06''E
Giorno dopo giorno mi sono reso conto dalla particolare semplicità e purezza del cibo che mi nutriva in questa clinica ayurvedica.

Durante il Pongal Festival, che celebra la fine del periodo invernale, si concentra un momento in cui le donne indiane, ma non solo, preparano ogni giorno dei disegni propiziatori davanti all'uscio di casa. Sono chiamati Kolam o rangouli. Come spesso accade in India la celebrazione diventa colore, disegno, ornamento. Il riso e le vacche sono celebrati. Il disegno dura alcune ore e viene poi cancellato, come altri disegni rituali molto più complessi realizzati nei templi, per essere eventualmente ripetuto rispettando la tradizione. I kolam sono consuetudine culturale del popolo Tamil nelle zone del sud dell'India e non solo. Questi sono stati realizzati nell’area fra Auroville e Puducherry, Tamil Nadu, India.

8°22’56.98”N, 76°58’53.16”E
Nel momento di queste riprese il Rockholm era al minimo della sua gloriosa esistenza come albergo e ristorante su un roccioso promontorio esposto all’Oceano Indiano a Kovalam, Vizhinjam, Kerala, India. Per molti, o almeno per me, è stato un piacere vivere la patina del declino degli ultimi anni di questo luogo prestigioso.

8°22'43.63''N, 76°59'14.75''E
Vizhinjam, Kerala, India, 3 gennaio 2015, Mawlid al-Nabi, ricorrenza musulmana della nascita di Maometto. Spariti tutti i maschi nel rumoroso corteo al seguito di un furgone ampiamente dotato di altoparlanti, rimangono gli immancabili venditori di regali e dolciumi e le donne. Anche le più piccole, le bambine, sfoggiano adulti atteggiamenti femminili.

8°23’8.02”N, 76°58’42.43”E
Il rito del tramonto su Hawah Beach, Kovalam, Vizhinjam, Kerala, India. Passati i tempi dei figli dei fiori ora il tramonto prolifera online negli scambi di selfie commemoratori.

Che cosa sia un pellegrinaggio lo decide ognuno per sé. In questa raccolta ci sono quattro occasioni in India. Un po’ pellegrinaggi, un po’ reportage, molto scoperta di esserci andati.

Per quest'altro titolo, certamente un pellegrinaggio, vedi più sotto la voce Reportage
#07 Sabarimala. Andare da Dio in India

12°51'14.94"N, 76°29'4.91"E
Capita di arrivare in un posto per la via più impervia. Shravana Belagola in fondo è quasi a metà della strada principale fra Bangalore e Mangalore. Da lì, all'alba, arrivano i pellegrini Jain. Scendono dal bus, tolgono le scarpe e salgono lassù verso il tempio dedicato a Lord Bahubali, Gomateshwara. Un'unica lunga scalinata scavata nella roccia. Anche il tempio è tutto in grandi pietre e Gomateshwara è onorato dalla più grande statua in un solo monolite al mondo. I lettori di un prestigioso settimanale indiano hanno designato il posto come la prima fra le meraviglie dell’India. Comunque, al tramonto, sono già tornati tutti sul loro bus.

11°23'39.72"N, 75°42'47.44"E
Come pellegrinaggio è una mia invenzione. È un tranquillo posto al mare non lontano da Kozhikode, Kerala. Che Vasco da Gama sia approdato lì alle indie pare un'altra invenzione. Ma un giorno sono arrivate molte persone e hanno ciondolato vestite dentro e fuori dall’acqua, poi si sono sedute pensose. È stato il tramonto che le ha trasformate o loro hanno trasformato in tramonto in pellegrinaggio. Siamo stati tutti rapiti. Prima del buio erano già tutti spariti sui loro mezzi.

12°13'26.14"N, 79°3'24.07"E
Tiruvannamalai ha più di un motivo per essere luogo di pellegrinaggio. È sede di una fortezza tempio dedicata a Siva nella sua forma di fuoco. C’è una collina, Arunachala a lui dedicata e, come minimo, questo è motivo per giraci intorno a piedi nudi. C’è l’asram di Ramana, dove si può stare in silenzio e dare occasione alla pace di coglierti ogni giorno verso le quattro dentro il tempio ascoltando dei canti, sacri ma in ogni caso molto piacevoli, e lasciando che ti regalino energia all’essere. Immagini di sette giorni passati lì.

Piante, fiori e gatti sono fra gli argomenti più usurati già in epoca pre-web. Ed è bene che sia così, vuol dire che hanno qualcosa di più affascinante di altre cose visive, e sono molte, che incontriamo nella vita.

È difficile sottrarsi all’effetto ipnotico, lo stupore che si ha quando le palme di azhekka scorrono nei finestrini di un bus in Kerala, India.

Aliene in un paesaggio esotico.

Come per tanti altri eventi della natura, se si ha la fortuna di stare a guardare abbastanza a lungo, abbastanza tranquilli, alla giusta distanza, si materializza la dimensione separata e ricorsiva di superfici e colori, paesaggio nel paesaggio, che foglie e fiori rubano al tempo.

42°19’34.97”N, 10°54’46.48”E
Zine che raccoglie una selezione fra centinaia di fotografie scattate a tre cespugli di fichi d’india in un vigneto dell’Isola del Giglio. Deve piacervi l’Opuntia ficus-indica che personalmente trovo irresistibile e… difficile. Certo ho visto molte fotografie dedicate alla calla. È sicuramente più agevole da portare in studio, maneggiare, illuminare e sostituire con una replica più fresca, più avvenente. Ma molto meno pazza. Ho rimaneggiato le fotografie naturali allunandole artificialmente.

Per così dire…

10°36’51”N, 76°1’47”E
Donazione di un’antica famiglia patrizia del Kerala, Punnathur Kota era nel 2005 un luogo non proprio selvaggio ma nemmeno rigidamente organizzato dove una cinquantina di elefanti vivevano pacificamente, ma in prigionia, quando non erano utilizzati per cerimonie tipiche della cultura keralita. Un misto di persone, vegetazione, catene ed espressioni animali non abituali in occidente che ridefiniscono esoticamente una gita pomeridiana.

9°26’4.39”N, 77°4’53.34”E
È una collina, con un tempio fra i più venerati dell’India. In queste pagine il diario in immagini e parole di una delle più affascinanti, concentrate e affollate avventure che mi siano capitate: trovarsi con un milione di persone in uno sperduto luogo nella foresta monsonica del Kerala arrivandoci a piedi per 60 Km.

10°31’21.08”N, 76°12’35.55”E
Un posto di bambini, una scuola inconsueta, Veda Padhasala: un luogo chiuso dove si apprende l’insegnamento Veda. Un racconto della giornata di bambini e insegnanti quando non mangiano e non dormono. Quando studiano le parole antiche e quelle moderne, quando giocano. Un luogo dove il tempo sembra sia stato grattato via, ma come fanno gli indiani: con la leggerezza che rende tutto normale.

Questa selezione raccoglie le zines dove è prevalente la presenza di persone e della loro personalizzazione in ritratti.
Titoli già presentati in altre voci:
—> Ayurveda
#26 Room #115
#33 During & Afterwards
—> India
#24 Occhi
#37 Sunset & Selfie
—> Reportage
#11 Vadakke Madhom
—> Trilogia Market People
#16 Market People #2
#17 Market People #3
—> Trilogia On the Bus
#22 On the Bus N°1
#27 On the Bus N°2
#39 On the Bus N°3

42°22’7.12”N, 10°53’53.98”E
Selfie-momento di un vignaiolo-poeta e il suo amico fotografo. Isola del Giglio, Toscana, Italia.

45°41’42.8”N, 9°40’16.6”E
Undici partecipanti ad un premio letterario nazionale si sono prestati ad uno scambio di connotati fra di loro. Occhi e bocche hanno cambiato persona. Buffo, possibile, inquietante, orribile, inutile, affascinante.

C'è chi crede che una fotografia possa rubare l'anima ad un fotografato. Mi faceva ridere e anche innervosire, in quei paesi dove volevo comunque rubare un'immagine. Forse la dice bene un egiziano, M'sauarat, che incontrai ad Asyut, Egitto:

“… sahib, non fare questa cosa. Ogni volta togli uno strato di quello che sembra esistere. Ogni volta si deve ricostruire. È una fatica. E ogni volta viene diverso.”

Ke-mo Sah-bee 2013 – 2020
Avere qualcosa in comune sembra essere il tipo di filo che collega le persone. La relazione è l'elemento fondante per raccoglierci in insiemi. La bassa o l'alta intensità della vibrazione che ci coinvolge è spesso inconsapevole merce di scambio. Qui, come nel lavoro n-ego, c'è un filo sotto traccia: solo ritratti di persone che sono parte, condividono una particolare situazione. In questo caso non c’è scambio di parti del volto e sono presenti i ritratti originali di n-ego. C’è invece una semplificazione, l'eliminazione di chiaroscuri, di riflessi nelle pupille, di tutto ciò che non è il volto. Qualcuno ha trovato il risultato disturbante ma, in fondo, si sente solo affiorare il mistero che è in ognuno di noi.

Venditori che lavorano in tre mercati nell’India del sud

11°55'57.64"N, 79°50'9.70"E
Dedicato alle bancarelle che vendono cibo su Goubert Ave., il lungomare di Puducherry, Tamil Nadu, India.

11°56'10.09"N, 79°49'43.24"E
Il Goubert Market in J.N. St—J.N. per Jawaharlal Nehru—nella parte detta Heritage Town di Puducherry, Tamil Nadu, India, è un mercato coperto dove si vende un po’ di tutto. In questa zine si attraversa visivamente una stretta corsia di negozi, per lo più mercerie.

12°13’43.13”N, 79°4’11.51”E

Tiruvannamalai, Tamil Nadu, India, è il luogo di Arunachaleswara, parte dei Pancha Bhoota Sthalam, templi dedicati a Siva e agli elementi—aria, acqua, terra, fuoco, etere—e sede dello Sri Ramanasramam. C’è anche il Kalla Kadai Moolai, un compatto mercato dove, in simbiosi con le verdure, vivono i venditori, ripetitivi nei modi e nei suoni, smaliziati e assenti, ma pronti a ironizzare con sguardi e mezzi sorrisi sugli eventi che rendono diverso il giorno.

Decine, centinaia, migliaia di buses entrano nelle città indiane ogni mattina. Il servizio è suddiviso fra compagnie statali e private. Per chi si trova occasionalmente in India è più difficile capirne la differenza. Per chi ci vive è una questione di orari e costi diversi. Quello dei buses e dei bus stand è un mondo articolato. Può capitare di vivere in un bus stand per un tempo estremamente lungo. È stato solo dopo molto tempo passato viaggiando su un bus che ho raccolto queste tre situazioni viste da fuori il bus.

10°31’24.41”N, 76°12’28.56”E
Nella serie On the bus il N°1 è completamente realizzato dal marciapiede sul ponte sopra la ferrovia a M. G. Road, Thrissur, Kerala, India. Una via principale di accesso alla città. I passeggeri, per lo più gente che va al lavoro, entrano a Thrissur ogni mattina verso le 0700h. A quell’ora il sole è sorto da circa mezz’ora. Quasi tutti hanno il volto un po’ assonnato per l’ora, un po’ fiacco per non essere più giovanissimi e già stanco per la giornata di lavoro in arrivo. Nelle immagini è sottolineato l’aspetto persone dentro un bus, riconoscibile nei suoi consueti aspetti tubolari.

10°31'48.11"N, 76°12'52.93"E
Il N°2 della trilogia On the bus è realizzato con riprese da un solo punto, un marciapiede di una decina di metri al North Bus Stand, conosciuto come Vadakke Stand, a Thrissur, Kerala, India. Per alcuni giorni sono stato lì alle 0700h, con il sole radente e caldo del mattino. Sono tutte donne, la maggior parte di loro ragazze delle scuole superiori che arrivano da fuori città ogni mattina per andare a scuola. Un insieme di scelte tecniche, ma anche quale tipo di bus considerare, fa scivolare in secondo piano l’aspetto del mezzo e minimizza la vista dal basso. Nonostante la distanza di ripresa, pare di essere insieme a loro sul bus. Le ragazze sembrano abbastanza naturali, a loro agio. Non è un risultato che fosse scontato in India dove fotografare le persone era un po’ come rubarne l’anima, giustamente, e specialmente alle donne. Ma, in poco tempo, la televisione e i selfie hanno modificato le abitudini. Ho commentato queste fotografie, nel periodo in cui le realizzavo, con un’amica indiana che ha interpretato la buona disponibilità nei volti delle ragazze in questo modo: sanno di essere fotografate ma—per via della distanza che un lungo teleobiettivo concede—nessuna di loro è sicura di essere il soggetto della fotografia. Complice anche la naturale competizione che si genera all’interno di un gruppo. C’è un altro aspetto importante in certe culture, molte persone, ragazze sul bus comprese, mi hanno visto per mezz’ora quasi ogni mattina per un paio di settimane. Si diventa parte della vita in quel luogo, sei riconosciuto. Saluti e sei salutato. Sei accettato.

10°31'48.11"N, 76°12'52.93"E
Essere stato al Vadakke Bus Stand così spesso e in modo così riconoscibile—un saipa, quello che comunque sono: uno straniero bianco e vistosamente fotografo—ti inserisce automaticamente fra quelli che non prendono il bus ma stanno facendo qualcosa lì. Occorre tenere conto della molteplicità delle cose che si possono fare lì. Riparare ombrelli, ricucire o vendere chappals, chiedere cibo o soldi, vendere biglietti della lotteria, dolciumi, palloncini, oggetti da regalo, cinture di cuoio, snacks, etc, e naturalmente essere forze dell’ordine, autisti e bigliettai. On the bus N°3 è quasi totalmente dedicato a questi ultimi: autisti e bigliettai.