GIANNI RUSCONI FOTOGRAFO
Chissà come mi sarà sembrato vedere per la prima volta una fotografia, io bimbetto pluri-fotografato.
Non ricordo la meraviglia di osservare un oggetto piatto, sottilmente tridimensionale, che mostra una discretamente formalizzata registrazione della realtà detta, dalle mie parti, una sumeianza—voce di un lontano passato, quando esisteva questa umanità. Un particolare appiattimento delimitato che canta bellezza, a gusto personale, quando tutte le cose al suo interno vanno al posto giusto. Una visione che posso ammirare da fuori. Denso di una venatura vata-pitta, mi pare.
Da tempo fotografare è per me un fenomeno relativamente incosciente, tipico della leggerezza con cui si crea karma. Scatto in accordo con un algoritmo gestaltico che me lo impone. Magari HCB diceva la medesima cosa in forma meno vedico-teutonica. È comunque tutto un fatto che mi piace e mi emoziona ma non nell’esatto momento dello scatto.
Allora c’è solo libertà.