GIANNI RUSCONI FOTOGRAFO
Ci sono sempre state fotografie in giro per casa. Papà. Ho iniziato a farne da ragazzo, avevo 14 anni. Fin dai primi ’70 mi sono interessato a immagini con elementi che cercano di trovare una sistemazione logica, un po’ rebus enigmistici, distaccati o ironici. Le perplessità e le vicende che ho vissuto sono diventate narrazioni fotografiche. Quando mi riesce si potrebbe mettere così:
…indubbiamente l’ampiezza di sognificato è il carattere preminente del concetto di motivazione…
Forse perché gli incastri estetici fanno dell’interpretazione logica una riduzione eccessiva, anche inutile. È semplicemente un viaggio nella mente, qualche momento sospeso dagli inciampi analitici e mescolato alla necessità di rendermi spaesato viaggiando nel mondo.
Sono finito per usare sempre di più la fotografia come taccuino di situazioni proposte dal caso e dalla necessità. Qualche situazione è scivolata nella graphic novel. Nel tempo mi sono interessato sempre di più al volto.