[1974, 1978, Urbino, CSAG, ISIA, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche, Palazzo Ducale, Monastero di S. Chiara, vita da studenti, anni ’70, professori, designers, Michele Provinciali, A. G. Fronzoni, Delfino Insolera, Michele Spera, Alberto Marangoni, Joe Finocchiaro, Narciso Silvestrini, Piero Polato, Ezio Fiorillo, Claudio Boccolacci, Roberto steve Gobesso, Nunzia Invernizzi, Peter Quell, Goki Mallaby, Giuliano Gentilini, Isabella, Luca Piccoli, Alberta Bamonte, Riccardo Gajo, Moby, Gloria Del Frate, Ferruccio Benedetti, Maria del Circolo]

Fotografie e testo di Gianni Rusconi _ f.to 335 x 420 _ 68 pp

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Io Sono la Schiuma

1974 ~ 1978

Varcando il portone di questo antico palazzo, che una lunga catena causale aveva messo nelle mani dell’ingegner Benedetti—dai vezzosi bianchi capelli—conoscerete le avventure di un manipolo di studenti finiti a Urbino per studiare da grafico. Noi. Ecco svelata la parte più scontata. Era la metà degli anni ‘70: come siamo arrivati lì senza internet? Quasi un mistero. Forse avrete l’impressione che anche noi—come chi ci ha preceduti ma su una diversa frequenza d’onda—abbiamo reso particolare gloria al palazzo Benedetti, affacciato al Duomo e al palazzo Ducale, in un punto non banale di una città tardo medioevale di mattoncini, e conosciuto come Casa dei Pazzi. Forse intuirete come fosse piuttosto comodo vivere e studiare proprio lì in un campus intra moenia così prestigiose, dove qualunque cosa distava al massimo qualche minuto. Di noi, della scuola e delle persone ad essa connesse vedrete frammentari momenti resi inevitabilmente surreali dalle fotografie. Il fatto è che ero e sono fotografo, a quel tempo cosa non così scontata. Scattavo non per sport né per denaro. Affidandomi al caso vi ho farò intuire che le cose della vita si erano così articolate per l’ingegnere—misterioso uomo immaginabile solo nella sua veste di affittacamere in giacca e cravatta—da trovarsi coinvolto in una bolla di variegata e insolita popolazione in qualche modo esteticamente orientata. Il loro numero e modo di vivere, la posizione e la dimensione stessa del palazzo lo avevano reso luogo di stimolanti frequentazioni: crocevia di studenti, urbinati e viaggiatori occasionali. Questo è stato e non sarà mai più.