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Fotografie di Gianni Rusconi. Ricerca testi di Alberta Bamonte _ f.to 350 x 350 _ 146 pp
[in versione 136 pp]
Photoadagia
2005
Tutti gli adagia latini in questo calendario provengono dalla raccolta messa insieme da Erasmo da Rotterdam nel XVI secolo. Sapiente uso del nuovo medium della stampa a caratteri mobili, la collezione forniva a quanti volessero arricchire il proprio latino una fonte di proverbi e espressioni idiomatiche spigolate da Erasmo nelle sue vaste letture. Chi aveva aspirazioni letterarie a quei tempi usava raccogliere proverbi e modi di dire in un quaderno per il proprio uso. Comprare il libro faceva risparmiare molto tempo e fatica e dava accesso a espressioni che provenivano da testi per lo più inaccessibili al lettore medio.
La prima edizione, pubblicata a Parigi nel 1500 era un volumetto di 818 adagi con un brevissimo commento per dare qualche informazione sull’origine e sul significato di ciascuno. L’opera divenne assai più voluminosa nel 1508, quando Erasmo ebbe la possibilità di lavorare con Aldo Manuzio a Venezia. Non solo si assicurava la pubblicazione presso uno dei migliori stampatori dEuropa, ma poteva frequentare il circolo di studiosi che facevano capo alla tipografia veneziana e consultare un gran numero di manoscritti greci e latini. Questa edizione conteneva 3260 adagi.
Il lavoro partito come una buona idea per un best-seller divenne una passione: Erasmo prese ad ampliare alcune voci, spiegando il significato dei proverbi con dei saggi, alcuni dei quali finirono per essere rimaneggiati e pubblicati separatamente. Per esempio, la famosa Querela Pacis, che fruttò a Erasmo la sua perenne reputazione di grande pacifista europeo, era nata come lunga illustrazione al proverbio dulce bellum inexpertis – è bella la guerra per chi non la conosce – una veemente denuncia dei guerrafondai che si contendevano l’Italia ai primi del Cinquecento.
A detta di Erasmo il proverbio è come una pietra preziosa, è un oggetto minuto, che facilmente elude l’occhio del ricercatore, se quell’occhio non è sempre estremamente vigile e teso.
Figuriamoci se l’occhio non ci sta facendo caso minimamente. Per di più oggi, quando i proverbi son visti come grilli parlanti che banalizzano verità scomode, dandoci l’idea che noi siamo poco speciali, poco individuali. A tanti dà fastidio sentirsi dire che alla fine si sta tutti sulla stessa barca.
A noi no, anzi, ci ha sempre divertiti scoprire che chissà quando, chissà dove, qualcuno aveva trovato una concisa e pittoresca espressione per quanto cercavamo di dire.
Da lì a cercare di illustrare i proverbi con fotografie pescate dall’archivio di Gianni il passo è stato breve.
Alberta Bamonte & Gianni Rusconi