#20 n-ego


Nella serie fotografica n-ego i volti di uomini e donne che condividono un’esperienza sono fotografati. I loro occhi, le loro bocche sono poi scambiati, le loro persone ricombinate.

Description

45°41’42.8”N, 9°40’16.6”E

C’è un percorso in India lungo il quale si trasporta faticosamente una noce di cocco sulla testa a rappresentare il proprio ego. Nel cocco, ben chiuso e sigillato, c’è del prezioso ghee. Giunti a destinazione, tutti i cocchi, a milioni, vengono aperti, il ghee mescolato e ridistribuito.
È un pellegrinaggio.
Nella serie fotografica n-ego fotografo i volti di uomini e donne che condividono una esperienza. I loro occhi, le loro bocche sono poi scambiati, le loro persone ricombinate.
Il risultato è a volte buffo, possibile, inquietante, orribile, inutile, affascinante.

 

Un collage postmoderno
Nel 1925 in “Pittura, fotografia, film”, Moholy-Nagy definiva così le fotoplastiche: «ottenute per composizione da fotografie diverse, esse costituiscono un metodo sperimentale di rappresentazione simultanea, una compenetrazione condensata di gioco visuale. Inquietante unione che attinge all’immaginario, realizzata dallo strumento imitativo più reale […] questo lavoro oggi ancora primitivo, manuale, con l’intervento di nuovi procedimenti di stampa si potrà svolgere ben presto meccanicamente».
Quell’unione di immagini e frammenti del mondo reale, attinti dall’immaginario di cubisti, futuristi, dadaisti, surrealisti, che con metodi e invenzioni d’avanguardia hanno saputo declinare collage e fotomontaggi alle proprie esigenze artistiche, riemerge, in chiave postmoderna, nella serie fotografica “n-ego” di Gianni Rusconi. Negli scatti presentati la dissimulazione delle fratture del montaggio, che riproduzione e stampa conferiscono alle superfici, viene negata, lasciando il posto a una serie di tasselli che richiamano le “prove” dei restauratori in una parete affrescata. Un mosaico di persone in cui elementi del corpo umano si intrecciano a formare un tessuto omogeneo, eppure frammentato.
Da un punto di vista puramente visuale, le opere propongono allo sguardo un’immagine fissa che l’occhio può esplorare e decodificare a piacere attingendo, in modo soggettivo, alla sfera emozionale personale. Stupisce, tuttavia, come gli scatti rielaborati riescano – all’interno di una cornice progettuale su cui non mi soffermerò – a delineare i contorni delle singole personalità; di come, cioè, mantengano un labile e ridondante legame con la fotografia di partenza.
I fotomontaggi degli anni Venti del secolo scorso avevano come obiettivi una dichiarata e ostentata irriverenza propagandistica, uno stravolgimento totale del dato reale, una finalità diretta alla comicità e al grottesco, fino ad arrivare all’ampia cornice che accoglieva il mondo onirico e psicologico surrealista.
Le immagini di “n-ego” schiudono e veicolano una stratificazione di significati che, se a prima vista tradiscono una casualità di eco dadaista, forse al caso non lasciano nulla.
Federica Guth

Dettagli

Formato

21 x 28 cm

Pagine

24

Autore

Gianni Rusconi

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